No Woman, No Cry

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Updated: dicembre 4, 2013
Riva Basket - UNI Basilea

La settimana scorsa Swiss Basketball ha annunciato il ritiro dalle competizioni della Nazionale Svizzera Femminile Senior. Ecco le ragioni di questo improvviso ritiro, direttamente dalla lettera inviata alle giocatrici della Nazionale lo scorso giovedì: “Il s’agit avant tout de facteurs financiers: affluence aux matchs, visibilité dans les médias et possibilités de sponsoring.”

E chi può biasimarli? Ci sono mille ragioni per cui i problemi finanziari che Swiss Basketball deve affrontare debbano colpire il basket femminile anziché quello maschile.
La primissima ragione riguarda la differenza di risultati e d’atteggiamento tra la Nazionale maschile e quella femminile. Come si può leggere dal processo verbale dell’ultima riunione dell’Assemblea ordinaria dei delegati di Swiss Basketball del 27 Aprile 2013, è lo stesso presidente del Comitato Direttore Stefan Schibler ad affermare che:
“Pour l’équipe nationale féminine, la campagne a donné une grande satisfaction. Les filles ont fait de bons résultats sportifs par rapport à leur capacité athlétique et surtout elles ont eu un engagement et une attitude exemplaire.
Pour l’équipe nationale masculine, ce fut une grande déception. Les objectifs n’ont pas été atteints. Quelques points marquants de cette campagne : la non-participation de Thabo Sefolosha, beaucoup de blessures, une attitude insuffisante de certains, un manque de fierté de porter et de mouiller le maillot. Du côté de Swiss Basketball, il y a eu un manque de Leadership, de soutien, d’identification de la famille basket et d’esprit de supporters.”

Sono quindi limpidi i motivi per cui è la nazionale femminile a doversi ritirare. Appare evidente che le giocatrici della nazionale giochino solo per i soldi, e non per la maglia. Infatti per ogni giorno trascorso con la nazionale, una giocatrice guadagna addirittura 50 (CINQUANTA) franchi, senza contare che negli ultimi tre anni esigevano persino il rimborso spese sul biglietto del treno. Insomma, queste giocatrici pretendevano davvero troppo! Al contrario, secondo voci di corridoio (così affidabili da potersi praticamente chiamare voci di spogliatoio) ai giocatori della nazionale Swiss Basketball lava anche le mutande. Ovviamente questo servizio non è mai stato offerto alle ragazze, poiché loro, le mutande, sanno lavarsele da sole.

La principale ragione è quindi la mancanza di mezzi finanziari. È chiaro che in un paese messo in ginocchio dalla crisi economica come lo è la Svizzera, lo sport è il primo a dover subire dei tagli drastici. Solo i paesi in cui la crisi non è arrivata, come l’Italia, la Spagna e la Grecia, sono riusciti nell’impresa di trovare abbastanza mezzi finanziari per mantenere la loro Nazionale di basket femminile. A noi giocatrici del basket femminile svizzero non ci resta che rassegnarci, in fondo siamo convinte al 120% che Swiss Basketball abbia fatto il tutto per tutto per mantenere in vita la Nazionale. Ma siamo ben coscienti che i problemi affrontati giornalmente da Swiss Basketball sono ben più grossi di quelli affrontati per esempio dalla federazione di basket della Somalia, che riesce a far partecipare la sua Nazionale femminile ai Giochi Panarabi, nonostante le giocatrici rischino la loro vita per giocare (per un’idea di quello che devono affrontare le giocatrici somale per giocare per la loro nazionale, si veda questo link.

Il gruppo di lavoro capitanato da Marco Sassella merita quindi i complimenti vivissimi da tutto il mondo della palla a spicchi per il salvataggio in extremis di Swiss Basketball dalla bancarotta. Tra l’altro comprendiamo perfettamente perché la lettera inviata alle giocatrici è stata scritta solo in francese e tedesco, con l’aggiunta dei costi di traduzione in italiano, avrebbero sforato il budget e anche le nazionali giovanili femminili sarebbero state ritirate. Scusate, rettifichiamo: la U20 (quella femminile ovviamente, quella maschile c’è ancora) è già stata ritirata un paio di anni fa, quando c’è stato l’aumento del costo dei tesseramenti per finanziare il lavaggio delle mutande della nazionale maschile senior.
Inoltre il fatto che a capo del gruppo di lavoro ci sia un ex giocatore della nazionale maschile non ha influenzato per nulla la decisione (visto che proprio di altre soluzioni non ce n’erano) di quale delle due nazionali ritirare. Siamo sicuri che da veri svizzeri, la neutralità sia stata rispettata.

Forse leggendo bene la lettera inviata alle giocatrici, ciò che incoraggia di più sono gli auspici fatti per il futuro, infatti si afferma di voler “utiliser cette situation pour mettre l’accent sur le développement du basket féminin”, e poi ancora “nous pouvons vous assurer que nous mettons tout en oeuvre pour permettre à votre équipe de continuer sur la voie qu’elle s’est tracée”. Le giocatrici che per sei lunghe estati si sono sacrificate e hanno lavorato duro per “tracciare la via” dalla Nazionale femminile, cioè quella delle qualificazioni per l’Europeo 2015, saranno certamente pronte a buttar via altre estati pur di far parte della Nazionale. E di certo, senza un’élite che fa da vetrina a tutto il basket femminile, ci saranno migliaia di bambine pronte a venire in palestra e allenarsi duramente per anni e anni, pur di arrivare ad indossare la maglia di una Nazionale che non c’è.

Per info potete scaricare la lettera di Swissbasket inviata alle giocatrici
Lettre swissbasket

One Comment

  1. Marco

    dicembre 5, 2013 at 18:57

    Salve a tutti,
    mi permetto di rispondere.

    Vista la situazione finanziaria della federazione e a cause del nuovo regolamento FIBA che prevede più partite sia per la squadra maschile che quella femminile (quindi più trasferte, hotel e giorni di competizione) Swissbasket è stata suo malgrado costretta ad una decisione.
    I tempi per prendere questa decisione erano molto ristretti, circa 3 settimane da quando la FIBA ha comunicato il metodo di qualificazione (home and away games invece del torneo come svolto nell’estate 2013 che ha costi parecchio inferiori e ancora fattibile a livello finanziario) e il termine per iscrivere le squadre nazionali senior.

    Come si dice nell’articolo, durante l’assemblea generale 2013 (aprile) il presidente ha esposto la situazione delle due squadre nazionale come riferito. I commenti fatti si rivolgevano alle qualificazioni giocate nell’estate 2012, dove effettivamente la nazionale maschile non ha dimostrato quello che doveva.

    A quel punto si è anche pensato e riflettuto se fosse il caso di interrompere l’attività della squadra maschile ed investire fortemente sul movimento “jeunesse” (e non sarebbe stata una scelta prettamente finanziaria). Questa discussione è stata svolta durante la camera dei delegati, i quali hanno però insistito che la federazione continuasse con l’ attività senior maschile.

    Da lì diverse cose sono cambiate per l’estate 2013: c’è stato il cambio di allenatore e generazionale, alcuni giovani promesse sono emerse, grazie alla nazionale a livello internazionale (Marko Mladjan, Clint Capela), altri stanno aspettando di farlo (Daniel Anjelkovic, Atcho) e altri sono alle porte. L’attitudine durante l’estate 2013 è stata impeccabile e i risultati molto positivi. Thabo Sefolosha a confermato il suo interesse per le qualifiche della prossima estate e alcuni sponsor sembrano avvicinarsi.

    Capisco l’arrabbiatura verso questa decisione e la condivido; spero fortemente che si riesca a tramutare questa “rabbia” in uno slancio per il futuro.

    Come annunciato nel comunicato emesso dalla federazione , la squadra nazionale esisterà ancora e avrà delle attività. Un importante budget (lo stesso che è stato utilizzato l’estate scorsa per le qualificazioni dalla squadra nazionale femminile) è stato riservato per promuovere lo sviluppo del basket femminile.

    D’altro canto bisognerà risolvere il problema delle finanze per al più presto da questo fardello finanziario imposto dal nuovo sistema di qualificazioni FIBA.

    Marco Sassella

    Due piccole precisazioni:
    1) per quel che riguarda il rimborso spese; sia le donne che gli uomini percepiscono 50 franchi giornalieri.

    2) Per quel che riguarda la categoria U20 femminile: è una riflessione che è stata messa sul tavolo e una sua versione è stata sperimentata l’estate scorsa con la partecipazione di una squadra U25, ma con molte giovani, ai giochi della Francofonia che si sono svolti a Nizza.

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