Di tifo, etica e passione

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Updated: novembre 14, 2011
(c) foto Ti-Press

di Marcello Ierace

Nei giorni successivi all’intenso derby Vacallo-Lugano, abbiamo ricevuto parecchi commenti (sul sito e sulla nostra pagina Facebook) legati alla questione del tifo. E, nello specifico, alla tifoseria gialloverde. Ci chiedono di parlare anche di questo aspetto: e allora eccoci qui. Anzi, eccomi qui, perché – giusto per intenderci – Basketweb.ch è un sito fatto da singoli giornalisti, con personalissime opinioni. Che possano o meno piacere. Quindi ciò che io scrivo e firmo, riflette il mio, sempre personalissimo, pensiero. E la stessa cosa vale per gli altri colleghi.

Se parliamo di tifo, io ho una roba che mi ronza da anni nel cervello. È un coro – tremendo – che in Italia si sentiva spesso e volentieri quando scendeva in campo Nando Gentile. Tremendo per i contenuti, tremendo ancor più perché Nando era (ed è) un mio idolo assoluto. E tutte le volte che in televisione vedo lui (ma anche quando gioca il figlio Alessandro… poveraccio) mi viene in mente quel “Nando, tua moglie sta…”. E non ci si riferiva alle pulizie di primavera. Un altro esempio di assoluta crudeltà dei tifosi l’ho vissuto dal vivo, quando al Pianella di Cantù gli Eagles esposero uno striscione dedicato ad Antonello Riva, ex stella canturina (e poi tornato in Brianza), in quel momento sul parquet con la maglia della (mia) odiata Olimpia Milano. “Antonello, metà Cantù è contro di te, l’altra metà è con tua moglie”. Che dire…

Insomma chi pensa che i palazzetti dove si gioca a basket siano frequentati (a differenza degli stadi di calcio o le piste da hockey) solo da educande e da marchesi, si sbaglia di grosso. Piaccia o non piaccia, così è. E anche in Svizzera, dove c’è un tifo organizzato si tende a degenerare. A Vacallo, certamente. Ma non pensiate che a Monthey, a Boncourt o a Friborgo i termini siano tanto differenti. “Vaffanculo” fa lo stesso effetto anche in francese. E chi ha frequentato la Reposieux piuttosto che la Salle sportive di Boncourt lo può confermare.

L’alternativa a questo è il cosiddetto “tifo da salotto”. Quello che c’è all’Elvetico, per intenderci. Non è un giudizio di valore, è un dato di fatto. A Lugano – ma anche a Ginevra, a Losanna o a Nyon – il tifo è quasi sempre “pro”, non si sentono sfottò o cori contro nessuno. Ma certamente il clima non è che si scaldi un granché. E gli stessi giocatori in campo se ne accorgono. Un tifo caldo, infatti, ha la capacità di mantenere in tensione la squadra per tutti i quaranta minuti. A Friborgo, ad esempio, la cosa è evidentissima: quando  duemila persone urlano come un mantra “Olympic Olympic”, è difficile che il pensiero dei giocatori vada a finire su quale ristorante scegliere dopo la partita o che modello di auto comprare. Personalmente preferisco tappare ogni tanto le orecchie a mia figlia di cinque anni (come peraltro faccio quando salgo su un bus pieno di adolescenti o quando parla qualche mio collega giornalista particolarmente raffinato), ma sentire la pancia che vibra quando i cori si alzano. Piuttosto che rischiare di sbadigliare e mettermi, anch’io, a pensare dove andare a mangiare dopo la partita. Ma, lo ripeto, è una questione molto soggettiva. Molti non la pensano così.

Tutt’altro discorso è invece la possibile dissonanza tra un progetto etico, come quello vacallese, e un certo tipo di tifoseria. Non si può negare che la cosa effettivamente strida parecchio. Anche se, a parer mio, l’etica in una società sportiva non si dovrebbe calcolare sulla base di quanti litri di birra alcolica viene venduta in buvette o di quante parolacce escono dalla bocca dei propri tifosi. Credo che la pulizia morale debba partire da tutt’altro. Ma questo è un problema che si devono smazzare i dirigenti del Vacallo: sono loro che devono fare i conti con la propria coerenza; a me la cosa non turba granché.

Penso soltanto che il tifo sia passione e amore. E, in amore, si sa, spesso non si ragiona e qualche volta si fanno anche delle grandi sciocchezze.

8 Comments

  1. tifoso

    novembre 14, 2011 at 20:26

    Innanzitutto, Vallese a parte, non mi sembra che il tifo in Romandia sia particolarmente volgare e virulento. Urlare Olympic Olympic e fischiare azioni o tiri liberi non è certo insultare per metà partita, soprattutto quando l’altra squadra o l’altra tifoseria non ha minimamente provocato.
    Secondariamente non direi che la dissonanza fra tifo e progetto etico sia così marginale, soprattutto alla luce di chi negli anni si è sciacquato la bocca con queste parolone, mettendole in bocca pure ai politici in campagna elettorale per le cantonali. Procedimenti penali in corso, a parte.
    Terzo, lanciare oggetti in campo ti pare sano tifo che incita i giocatori? Scaraventare panchine fuori dall’elvetico e insultare madri con bambine solo perché una porta era chiusa, pure? O ancora insultare un invalido mentale che inneggiava al Lugano? (tutto accertato, visto o da fonte fededegna).
    Quarto, last but not least, la birra con decine e decine di bambini che urlano vaffan…dalla curva alle scale mentre escono dal palapenz non c’entra nulla. Ti farebbe piacere se la tua bambina di 5 anni si fosse trovata lì?
    Mi risponderai di no, ma che non l’avresti fatta andare fra loro. Certo, i sofisti avevano sempre ragione.

    • marcellomj

      novembre 16, 2011 at 13:41

      tifoso ( quello del forum del maro) scrive:
      16 novembre 2011 alle 12:30 (Modifica)
      Il tifo di Vacallo é colorito, a volte caldo. Se qualcuno é volgare non si può certo generalizzare. Poi ogni tanto la folla si fa trascinarte. Succede. Ho il terrore di una società che gestisca anche i tifosi. I tifosi devono andare per la loro strada. Il progeto etico é un modello da imitare. Non si può imporre. Scusate la banalità.

      Jerace ha scritto un pezzo intelligente. Il mio dubbio é che il tifoso che scrive ( l’altro) sia solo un po’ geloso della nostra tifoseria che tra alti e bassi é maestosa da oltre 20 anni. Saluti.

      • tifoso geloso

        novembre 17, 2011 at 17:38

        L’altro tifoso (cioè io) non ha nessun problema ad ammettere che è un po’ geloso della tifoseria gialloverde. Come non ha problemi a riconoscere l’intelligenza (ancorché sofistica :) del pezzo di Jerace). Ciò non lo esime tuttavia dal ribadire quanto scritto in questi giorni. Certe scene fanno veramente tristezza, soprattutto quando di mezzo ci sono i bambini. Potete riferire ciò al tifoso del forum del maro? grazie e peace&love a tutti

      • tifoso realista

        novembre 17, 2011 at 17:42

        appendice: tifoso del maro sembra andare controcorrente a tutte le tendenze volte a prevenire e reprimere la violenza negli stadi. Dall’Inghilterra, all’Italia, alla Svizzera. Lasciassimo i tifosi andare per la loro strada…non rischierebbero di terrorizzare la gente che non ha per nulla voglia di beccarsi un fumogeno negli occhi, uno scooter in testa dal terzo anello di San Siro, una sassaiola per caso? No, tranquilli, non parlo del Vacallo, ma degli esempi dove i tifosi sono andati bellamente per la loro strada… MJ: il dibattito si scalda…. :)

      • tifoso sbigottito

        novembre 18, 2011 at 06:45

        Massì, lasciamo i tifosi andare per la loro strada. Tanto sono piccole realtà:

        http://www.tio.ch/Sport/Calcio/News/657972/Arbitri-presi-a-pedate-e-insultati-come-cani

  2. marcellomj

    novembre 15, 2011 at 10:51

    Caro tifoso,
    ci terrei a puntualizzare un paio di cose. Nel mio articolo non ho mai usato l’aggettivo “sano” per definire il tifo della SAV Vacallo, né tantomeno ho definito “marginale” la dissonanza tra tifo e progetto etico. Sono tue parole, non mie. Non ho preso le difese di nessuno, bensì ho semplicemente cercato di fare una fotografia della situazione. Ovviamente soggettiva (in quanto personale, mia nello specifico).
    E questo non è sofismo. Sofismo è piuttosto voler dividere il mondo in verginelle e demoni assatanati. Suvvia, non mi pare sia il caso. O no?

    • sofista

      novembre 15, 2011 at 11:54

      I termini sono miei, è vero. Li ho usati per parafrasare, e se mi sono sbagliato mi scuso, alcuni elementi della tua fotografia della situazione. Non si tratta di dividere il mondo in verginelle o assatanati (suvvia non tutti i tifosi sono così ingenui, o no?), ma di scattare una vera e bilanciata fotografia, che tenga cioè conto di tutti gli elementi oggettivi che si presentano. Ciò di cui ho parlato fa putroppo parte (e da anni) della cornice del tifo in questione. Senza chiamare in causa i recenti episodi di ZH nel fotball o dell’hockèy nostrano (sia mai che voglia esagerare), certi atteggiamenti, in altri contesti, sono puntualmente segnalati e deplorati da stampa, siti e blog (anche per evitare che nel tempo le cose crescano e degenerino). Stranamente, però, riguardo ai gialloverdi non è mai stata spesa una parola. Ed è un peccato, data la competenza che traspare dai vostri contributi (non sono ironico).
      Detto questo, ad avere tifo e colori come a Chiasso! E ci scappino pure gli insulti da scarica di tensione. Ma, ripeto, a Friborgo si incita senza essere volgari; al Pianella si usava gettare maree di rotoli di carta igienica al primo fischio sospetto (il che faceva pure coerografia, non penne o altro materiale come al derby), alla vecchia palestra arti e mestieri si cantava (“se veniamo di lì….”, ecc., senza seguito). A Chiasso (e a Lugano, in trasferta), si inizia a degenerare. Sono fatti. Forse dovrò cambiare gli occhiali?
      Ad ogni buon conto, nulla di personale! Mettiamola così: non è stato sofismo ma una nostra dialettica aristotelica? :)

      • marcellomj

        novembre 15, 2011 at 15:21

        Sempre senza dimenticare che, come diceva appunto Aristotele, “primum vivere, deinde philosophari”. :-)

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